Quando una moto da freestyle entra in un reparto pediatrico, il rumore del motore può diventare per qualche minuto un’occasione di gioco, autonomia e coraggio. Il percorso di Vanni Oddera racconta proprio questo passaggio, dalla carriera nel motocross alle iniziative di mototerapia dedicate a bambini ricoverati e persone con disabilità. Qui ricostruisco la sua biografia, le tappe principali della carriera e il significato concreto dei suoi progetti sociali.
Un pilota che ha trasformato il freestyle in uno strumento di inclusione
- Origini: è nato a Savona il 18 novembre 1980.
- Specialità: è uno dei protagonisti italiani del freestyle motocross, con evoluzioni a diversi metri d’altezza.
- Mototerapia: l’esperienza è nata tra il 2008 e il 2009 per coinvolgere persone fragili attraverso la moto.
- Ospedali: dal 2013 ha portato moto da cross elettriche anche nei reparti di oncologia pediatrica.
- Limite importante: la mototerapia è un’attività complementare e non sostituisce le cure mediche.

Dalle origini liguri alla fama nel freestyle motocross
Oddera è nato a Savona e ha costruito la propria identità sportiva nell’entroterra ligure, un ambiente dove il rapporto con la moto e con gli spazi all’aperto è molto forte. La sua disciplina è il freestyle motocross, una specialità in cui il pilota salta con una moto da cross ed esegue figure acrobatiche durante il volo.
Non si tratta soltanto di velocità. Un salto può raggiungere circa 13 metri d’altezza e richiede preparazione atletica, controllo della moto, precisione e una gestione del rischio fuori dal comune. A mio avviso, è proprio questa combinazione tra spettacolo e disciplina ad aver reso il pilota riconoscibile anche al di fuori del pubblico tradizionale delle competizioni.
Nel freestyle il risultato dipende dall’effetto scenico, ma la sicurezza nasce da una lunga preparazione. Rampe, atterraggi, protezioni, condizioni del terreno e coordinamento del team devono funzionare insieme. L’adrenalina che il pubblico vede è solo la parte finale di un lavoro molto più rigoroso.
La svolta personale che ha dato origine alla mototerapia
La carriera sportiva ha preso una direzione diversa dopo un incontro avvenuto a Mosca nel 2009 con una persona senza gambe che guidava un taxi. L’episodio lo ha portato a interrogarsi sulla propria fortuna e sul modo in cui mettere la passione per le moto al servizio degli altri.
Da questa riflessione è nata la mototerapia, un’attività che porta persone con disabilità, bambini malati e pazienti ospedalizzati a vivere un’esperienza legata al motocross. Il progetto non si limita a mostrare le evoluzioni dei piloti: quando le condizioni lo permettono, i partecipanti possono anche salire in moto accompagnati da professionisti.
Le fonti dedicate al progetto collocano l’inizio dell’esperienza tra il 2008 e il 2009. La differenza dipende dal modo in cui viene considerata la nascita dell’iniziativa, cioè come prima sperimentazione oppure come avvio strutturato delle attività. Il punto centrale resta comunque chiaro: la moto diventa un mezzo per creare emozione, relazione e partecipazione.
Come funziona davvero la mototerapia
La mototerapia non consiste nel fare salire chiunque su una moto senza preparazione. Ogni attività richiede un contesto controllato, la valutazione delle condizioni fisiche della persona, equipaggiamento adeguato e la presenza di operatori o piloti esperti.
Un’esperienza costruita sulla persona
Per alcuni partecipanti l’obiettivo è assistere agli spettacoli da vicino, per altri è provare un giro in moto, mentre in ospedale può bastare vivere qualche minuto di sorpresa in un ambiente normalmente associato a cure e preoccupazioni. La parte più importante è la possibilità di scegliere e partecipare, senza trasformare l’attività in una prova obbligatoria.
Il beneficio più evidente è spesso emotivo. Un bambino può sentirsi per un momento non soltanto un paziente, ma una persona capace di divertirsi, decidere e sperimentare qualcosa di nuovo. Questo non significa promettere guarigioni, ma creare uno spazio di benessere che può sostenere il paziente e la famiglia.
Il ruolo della sicurezza
Nei reparti ospedalieri l’organizzazione deve rispettare protocolli sanitari, autorizzazioni della struttura e condizioni cliniche dei pazienti. Anche la moto utilizzata può essere modificata, come nel caso delle moto da cross elettriche, più adatte a un ambiente interno rispetto a un mezzo tradizionale.
Qui sta una distinzione che considero essenziale: la mototerapia può essere una terapia complementare, ma non sostituisce oncologia, fisioterapia, riabilitazione o supporto psicologico. Presentarla come una cura autonoma sarebbe scorretto e alimenterebbe aspettative che il progetto non può garantire.
Dagli ospedali agli eventi aperti al pubblico
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Oddera è la varietà dei contesti. La stessa idea può essere adattata a un reparto pediatrico, a un evento sportivo o a una giornata dedicata alle famiglie, mantenendo però l’obiettivo di ridurre le distanze tra persone con disabilità e mondo dello sport.
Freestyle Hospital
Nel 2013 è stata portata una moto da cross elettrica all’interno del reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Gaslini di Genova. Il progetto Freestyle Hospital nasce da questa intuizione: portare lo spettacolo e l’energia della moto vicino ai bambini che non possono raggiungere un circuito o un parco attrezzato.
Il valore dell’iniziativa non è soltanto nell’effetto sorpresa. In un reparto, anche un breve momento di gioco può coinvolgere genitori, personale sanitario e altri pazienti, trasformando l’ambiente e interrompendo la routine della degenza.
Mototerapia all’aperto
Negli eventi pubblici, l’esperienza può comprendere spettacoli di freestyle, giri accompagnati in moto e attività collaterali. Nel 2018 una giornata nazionale ha coinvolto circa 400 ragazzi arrivati da varie parti d’Italia, con proposte che comprendevano anche acqua, mountain bike, surf e guida fuoristrada.
Questi appuntamenti funzionano perché non separano lo sport dalla socialità. La persona con disabilità non viene messa ai margini come spettatrice, ma può diventare parte attiva della giornata, insieme alla famiglia e agli altri partecipanti.
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Mototerapia Take-away
Durante la pandemia è stato sviluppato anche il format Mototerapia Take-away, pensato per portare l’esperienza direttamente a casa delle persone. È un esempio utile per capire quanto il progetto sappia adattarsi ai limiti del momento: quando ospedali ed eventi erano difficili da raggiungere, la moto e l’incontro si sono spostati sul territorio.
Perché il suo messaggio va oltre il motocross
Il motocross resta il punto di partenza, ma il messaggio più ampio riguarda il modo in cui lo sport può cambiare la percezione della disabilità. Una moto rumorosa, veloce e apparentemente estrema diventa un’occasione per parlare di autonomia, fiducia e partecipazione.
Nel suo lavoro c’è anche una componente educativa. Le attività nelle scuole e negli istituti mostrano ai ragazzi una forma di volontariato basata sul tempo, sulla competenza e sulla disponibilità personale. Non serve soltanto donare denaro: a volte si può mettere a disposizione ciò che si sa fare, purché lo si faccia con responsabilità.
La diffusione internazionale del progetto, con team e collaborazioni in diversi Paesi, mostra che l’idea può essere replicata. Tuttavia, replicare la mototerapia non significa copiare semplicemente uno spettacolo: servono persone formate, un’organizzazione seria e un dialogo costante con famiglie, associazioni e strutture sanitarie.
Il significato della sua storia per chi ama moto e innovazione
La vicenda di questo pilota interessa anche chi segue il mondo dei motori perché dimostra come la tecnologia possa ampliare l’accessibilità. Le moto elettriche, per esempio, possono risultare più gestibili in ambienti chiusi grazie alla riduzione del rumore e delle emissioni, anche se ogni utilizzo in ospedale resta subordinato alle regole della struttura.
La lezione più forte, però, non riguarda soltanto il mezzo. Riguarda la capacità di trasformare una competenza specialistica in un progetto con ricadute sociali. Il freestyle rimane spettacolare, ma acquista un significato ulteriore quando viene usato per avvicinare persone che normalmente resterebbero lontane da piste, rampe e comunità sportive.
Per questo considero la sua storia più interessante di una semplice biografia sportiva. Racconta come una carriera costruita sul rischio e sull’adrenalina possa diventare, con metodo e attenzione, un’esperienza di inclusione concreta.
La parte più importante resta l’incontro con le persone
La storia di Vanni Oddera unisce tre elementi difficili da tenere insieme: il livello tecnico del freestyle motocross, la forza emotiva degli eventi e una precisa responsabilità verso le persone più fragili. La mototerapia non è una soluzione miracolosa, ma un’attività capace di offrire momenti reali di gioia, autonomia e relazione.Il suo percorso mostra anche che uno sport estremo può assumere un volto sorprendentemente umano. Quando la moto viene inserita in un progetto sicuro, inclusivo e rispettoso delle condizioni di ogni partecipante, non è più soltanto una macchina da competizione: diventa un modo per riaccendere curiosità e fiducia proprio dove spesso la malattia le mette a dura prova.