I punti che fanno davvero la differenza nei viaggi lunghi in elettrico
- Parti dall’autonomia reale, non dal valore omologato o dalla stima più ottimista.
- Usa almeno due strumenti: uno per pianificare le soste e uno per verificare disponibilità, compatibilità e costi.
- Nei viaggi lunghi conviene spesso fermarsi con un margine di sicurezza del 10-20% e ripartire prima che la curva rallenti troppo.
- Le soste migliori non sono solo le più potenti: contano accesso, servizi, affidabilità e alternativa di backup.
- Su una tratta lunga, il costo cambia molto tra ricarica domestica e DC pubblica ad alta potenza.
Come stimare l’autonomia reale prima di partire
La prima correzione che faccio sempre è semplice: non pianifico mai sul range dichiarato, ma sul consumo reale che vedo a velocità autostradale. La formula è banale, però funziona: kWh utilizzabili della batteria divisi per il consumo medio reale, moltiplicato per 100.
Un pacco da 60 kWh utili con un consumo di 17 kWh/100 km promette circa 352 km teorici. In pratica, con 130 km/h, climatizzazione accesa, bagagli e un po’ di pioggia, io considero più onesto un margine di 250-290 km di tappa utile. Su un SUV elettrico, o su una sportiva con gomme generose, il margine può restringersi ancora di più.
- Velocità: sopra i 110 km/h il consumo sale più in fretta di quanto sembri.
- Temperatura: in inverno la batteria rende meno e anche la climatizzazione pesa.
- Carico: passeggeri, bagagli e box tetto incidono in modo concreto.
- Stile di guida: accelerazioni forti e frenate inutili sprecano energia, soprattutto in autostrada.
Quando hai fissato questo margine, il problema non è più “quanta strada posso fare”, ma quali strumenti usare per trasformare il margine in tappe affidabili.
Gli strumenti che uso per costruire l’itinerario
Io non parto mai da un solo strumento. Il metodo più solido è combinare un planner EV con una mappa delle colonnine e, se l’auto lo supporta, il navigatore integrato. Così separo la pianificazione della tratta dalla verifica pratica della ricarica, che sono due problemi diversi.
| Strumento | Quando lo uso | Punto forte | Limite |
|---|---|---|---|
| Navigatore di bordo | Se l’auto ha un routing EV nativo ben fatto | Unisce traffico, batteria e soste nello stesso sistema | Dipende dal modello e spesso è poco flessibile sui cambi di piano |
| Google Maps | Per una prima bozza veloce e per la guida quotidiana | Può aggiungere soste di ricarica e mostrare spine, reti e velocità compatibili | La modalità efficiente per EV non include le soste di ricarica, quindi da sola non basta per i viaggi complessi |
| ABRP | Per i viaggi lunghi e per le auto con dati precisi di consumo | Lavora bene con modello auto, SoC di partenza e curva di ricarica | Funziona meglio se inserisci dati realistici e aggiorni le impostazioni con attenzione |
| App della rete di ricarica | Per verificare disponibilità, tariffe e servizi della singola stazione | Aiuta a capire se la colonnina è davvero utilizzabile al tuo arrivo | Non sostituisce un vero piano di viaggio |
Se devo essere pratico, io faccio sempre così: prima bozza con un route planner EV, poi controllo i punti chiave sulla mappa reale e infine salvo due alternative per ogni sosta. È il modo più semplice per evitare di dipendere da una sola colonnina o da una sola app.
Una volta scelto lo strumento, resta il pezzo più delicato: non solo quali punti mettere sulla mappa, ma quali soste valgono davvero il tempo che gli dedichi.

Dove conviene fermarsi davvero lungo il percorso
In Italia non manca più la rete: Motus-E segnala oltre 78.000 punti di ricarica pubblici al 31 marzo 2026, con una crescita importante delle installazioni veloci e ultraveloci. Sulle autostrade, la copertura è già abbastanza estesa da rendere sensato il viaggio elettrico sulle arterie principali; il punto, oggi, è scegliere la sosta giusta e non quella più vicina per caso.
Quando pianifico un viaggio lungo, non guardo solo i kW dichiarati. Guardo quanto l’auto può assorbire davvero, quanto è caldo o freddo il pacco batteria, quanto è comoda la sosta e se esiste un piano B a breve distanza.
| Tipo di ricarica | Tempo tipico | Quando conviene | Limite |
|---|---|---|---|
| AC 11-22 kW | 2-6 ore | Hotel, cena lunga, parcheggio notturno | Troppo lenta per una tratta autostradale serrata |
| DC 50-150 kW | 20-45 minuti | Pausa pranzo, caffè lungo, tappa intermedia | La potenza effettiva dipende dall’auto e dalla batteria |
| HPC oltre 150 kW | 10-25 minuti | Viaggio lungo con ritmi stretti e soste brevi | Serve compatibilità reale con l’auto e, se possibile, batteria già preparata |
- Potenza effettiva: 300 kW sulla colonnina non servono se l’auto ne accetta 120.
- Curva di ricarica: la parte finale rallenta; mi interessa arrivare e ripartire prima dell’ultimo tratto lento.
- Servizi: bagno, caffè e ristoro non sono dettagli, perché una sosta ben piazzata fa risparmiare tempo percepito.
- Backup: io salvo sempre una seconda opzione entro 10-15 km, soprattutto in autostrada.
- Preconditioning: se l’auto lo supporta, navigare verso la colonnina può scaldare la batteria e velocizzare la sessione.
La sosta ideale è spesso quella che ti fa recuperare energia e contemporaneamente vivere una pausa normale, non quella che massimizza solo il numero di kW. Chiarito dove fermarsi, il punto diventa quanto tempo e denaro richiede ogni sosta.
Quanto tempo e quanto costa davvero una tratta lunga
Il conto più utile è quello sul consumo reale. Se la tua auto fa 18 kWh/100 km, 100 km equivalgono a 18 kWh; la variabile vera è il prezzo del kWh. A casa o in ufficio il costo resta in genere molto più basso che su una colonnina rapida pubblica, dove il prezzo può salire in modo netto.
| Scenario | Dato di partenza | Costo indicativo |
|---|---|---|
| 100 km con ricarica domestica | 18 kWh/100 km e 0,25-0,35 €/kWh | 4,50-6,30 € |
| 100 km con DC pubblica | 18 kWh/100 km e 0,55-0,90 €/kWh | 9,90-16,20 € |
Su una tratta da 450 km, con circa 81 kWh necessari, il costo può restare relativamente contenuto se carichi soprattutto a casa e usi il pubblico solo per rifinire il viaggio. Se invece fai quasi tutto in fast charging, la convenienza economica si riduce parecchio e, in certi casi, si avvicina molto a quella di un motore termico ben efficiente.
Il tempo segue la stessa logica. La ricarica non è lineare: nei primi minuti recuperi molto, poi la curva rallenta, soprattutto quando ti avvicini all’80%. Per questo preferisco fare più soste brevi e ben distribuite, invece di puntare a un unico stop lungo e costoso in minuti.
Gli errori arrivano quando si ignora questa curva, non quando si guida un’elettrica.
Gli errori che allungano il viaggio più del necessario
Nei viaggi lunghi vedo sempre gli stessi errori. Alcuni sono piccoli, ma sommati fanno perdere mezz’ora; altri, da soli, possono rovinare una tratta intera.
- Usare solo il range WLTP: in autostrada e in inverno è troppo ottimistico per pianificare bene.
- Scegliere la colonnina più potente senza guardare l’auto: la stazione può essere da 350 kW, ma se il veicolo accetta meno non cambia molto.
- Ignorare compatibilità e pagamenti: connettore, rete e metodo di accesso non sono dettagli secondari.
- Arrivare sempre troppo scarico: un margine minimo è una cosa, l’ansia da 1% è un’altra.
- Caricare fino al 100% a ogni sosta: in viaggio spesso non conviene, perché gli ultimi punti di batteria sono i più lenti da recuperare.
- Non salvare un piano B: un guasto, una coda o una colonnina occupata bastano a cambiare il ritmo del viaggio.
Prima di partire, io faccio sempre questa sequenza.
La checklist che uso prima di partire davvero
- Inserisco il modello dell’auto, la batteria utilizzabile e il consumo medio reale, non quello teorico.
- Imposto un margine di arrivo del 10-20% e non punto mai a chiudere il viaggio con la batteria quasi vuota.
- Verifico ogni sosta con almeno una alternativa nelle vicinanze.
- Controllo potenza massima accettata dall’auto, tipo di connettore, rete di ricarica e metodo di pagamento.
- Faccio coincidere ricarica e pausa pranzo o caffè, così non “perdo” tempo di viaggio.
- Se l’auto lo prevede, imposto la colonnina nel navigatore per attivare il preconditioning.
- In inverno, con passeggeri o con bagagliaio pieno, aumento il margine e tengo un piano più conservativo.
La regola che uso più spesso è semplice: una sosta ben scelta vale più di una colonnina potentissima messa nel posto sbagliato. Se margine, strumenti e alternative sono allineati, il viaggio in elettrico smette di sembrare un compromesso e diventa solo un modo diverso, spesso più rilassato, di fare strada.